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Nutrire i sentimenti

    Qualora si possa ricercare, onestamente, sull’origine dei propri beni e mali, vi si scoprirebbero, completamente coinvolti, gli intimi sentimenti. Emozioni private, della persona a cui appartengono, immagini esterne di un mondo, al cui interno e nelle più ripide profondità vive il cuore di ognuno.

    Cosa è un cuore? Da prima della storia, si è consapevoli di questo luogo nel torace. Quando si percepiscono degli eventi, il cuore è un tutt’uno con le azioni del corpo: si comporta comunicando necessarie e urgenti azioni al cervello, per fare in modo che questo risponda tempestivamente intorno alle scelte da effettuare rispetto ai fatti.

    Non siamo mai usciti al di fuori della natura, né del nostro corpo. E, invece di crederci prigionieri delle nostre emozioni, perché non valorizzare i nostri sentimenti?

    Quando ci si trova vincolati a un bivio, una scelta binaria, oppure a molteplici scelte, ascoltare il cuore è importante e significa: ascoltare ciò di cui si ha autentico bisogno, ciò per cui si vuole andare, oltre tutte le resistenze del corpo. Non è facile ascoltarsi, dal momento che, tra i sentimenti, ve ne si trovano molti apparentemente in contraddizione tra di loro: sono questi i segni dei traumi passati. Lasciarne al passato il valore contestuale è importante e aiuta a potere ascoltare i buoni sentimenti, i quali, dal presente, indicano la via desiderata per le azioni scelte, rispetto al futuro. Un passaggio, quello verso il cambiamento, testimone di un biologico, anche antropologico, ostacolo: il dolore.

    Si tende a rimuovere il dolore, al pari di un oggetto semplice. Purtroppo, il dolore non è un oggetto semplice e si è inclini a questa tendenza perché si è inondati dalla propria intelligenza fisica (neurologica), la quale induce le persone a vivere con molta attività cerebrale, a discapito
dell’ascolto dei segnali fisici di avvertimento rispetto agli eventi significativi. Il cuore è importante, perché permette l’ascolto delle proprie e autentiche volontà: proprio come uno strumento musicale, avverte, nel presente, la musica da ascoltare.

    Nutrire i sentimenti sarebbe allora una pratica sciamanica, curativa, principale per adattarsi, in ogni, presente, a un mondo esterno cangiante e a una vita propria cangiante ugualmente. Sarebbe, questa stessa, una pratica naturale nel senso autentico del termine: tornare a capacitarsi di sapere osservare, ascoltandolo, il proprio corpo. Con la progressiva consapevolezza dell’inutilità delle emozioni tristi e la coscienza riconquistata per rispetto verso i sentimenti coraggiosi: quelli manifesti a ogni cambiamento importante della propria vita.

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